NEWS 4 APRILE 2020

NOTIZIARIO C.A.I. a cura di Marusca Piatta

I soci che hanno notizie o avvisi da pubblicare sul sito della Sezione, indirizzino a:

info@caivaltellinese.it
Riccardo Tagni: tagriccardo@gmail.com
Laura Gianesini: lauragianesini13@gmail.com

Apertura della sede: martedì e venerdì dalle ore 21 alle 22.30

IL CLUB ALPINO ITALIANO VINCE L’ASTA DI BENEFICENZA:
6 MILA EURO A FAVORE DEGLI OSPEDALI LECCHESI IN EMERGENZA COVID-19

La Fondazione Riccardo Cassin, su iniziativa del CAI Lecco, ha lanciato un’asta online di beneficenza mettendo in palio il quadro “Gasherbrum IV 1958” dipinto da Alessandro Giorgetta.
Il quadro, vinto dal CAI grazie all’offerta più alta proposta, sarà esposto nella sede centrale di Milano, a disposizione di tutti.

E’ stato il Club Alpino Italiano ad aggiudicarsi l’opera Gasherbrum IV 1958, dipinta da Alessandro Giorgetta in occasione del 50° anniversario della celebre spedizioni italiana del 1958. Organizzata dal Club Alpino Italiano e guidata da Riccardo Cassin, la spedizione raggiunse i 7980 metri della montagna del Karakorum, segnando un importante progresso nella strategia e nella tecnica alpinistica della conquista dei giganti himalayani.
Il ricavato dell’asta, 6mila euro, andrà direttamente al fondo #Aiutiamoci, costituito presso la Fondazione Comunitaria del Lecchese Onlus, a supporto dei presidi ospedalieri di Lecco e Merate, impegnati nella lotta contro il Coronavirus.

“Quando abbiamo appreso del gesto generoso della Fondazione Cassin a favore della raccolta fondi per l’Ospedale di Lecco, mettendo a disposizione il quadro di Alessandro Giorgetta a testimonianza dell’impresa italiana CAI al Gasherbrum IV, non abbiamo avuto esitazioni – evidenzia il Presidente del Club Alpino Italiano, Vincenzo Torti -. La qualità del dipinto e le firme con tanto di dedica che si leggono sul retro, apposte da Walter Bonatti, Reinhold Messner, Giuseppe Oberto, oltre a quella di Riccardo Cassin, in occasione del 100° compleanno del grande capo spedizione, rendono unica quest’opera che, se non più presso la famiglia Cassin che se ne è privata per un gesto di solidarietà, non poteva trovare altra sede in cui essere accolta se non quella del Club Alpino Italiano, così da diventare patrimonio di tutti i Soci di oggi e di domani”.

La Fondazione Riccardo Cassin ringrazia il CAI Lecco “per averci dato l’opportunità di partecipare all’iniziativa di raccogliere fondi attraverso un’asta online per aiutare economicamente il nostro ospedale”, spiega Guido Cassin, alpinista e scrittore a capo della Fondazione in memoria del padre Riccardo. “Siamo onorati che il nostro quadro GIV 1958 sia stato destinato alla sede centrale del CAI e che possa rimanere per tutti i soci e gli amanti della montagna la testimonianza di una grande impresa alpinistica compiuta da una spedizione italiana capeggiata da Riccardo Cassin”, conclude Guido Cassin.

Il dipinto sarà affisso presso la Sede centrale del Club Alpino Italiano a Milano e diventerà patrimonio di tutti.

“La notizia dell’aggiudicazione al CAI della mia opera, messa all’asta dalla Fondazione Cassin a favore dei presidi ospedalieri del lecchese, mi onora doppiamente, poiché, già apprezzata da parte della Fondazione, ora entrerà a far parte del patrimonio artistico della Sede centrale del Club Alpino e quindi di tutti i Soci del Sodalizio. Lieto di avere così, seppure indirettamente, contribuito all’iniziativa, desidero ringraziare Guido Cassin della Fondazione e il Presidente generale del CAI, Vincenzo Torti, per la generosa disponibilità”, conclude Alessandro Giorgetta, autore del dipinto e direttore editoriale del CAI.


COVID-19
Lettera ai Soci del Presidente generale del CAI Vincenzo Torti

Socie e Soci carissimi,
stiamo vivendo momenti difficili e tristi, messi a confronto con realtà crude e difficilmente immaginabili, che, nel giro di un mese, hanno cambiato la nostra vita tanto repentinamente, quanto profondamente.
Siamo stati chiamati a confrontarci con drastiche limitazioni nella libertà di movimento e con la necessità di adottare stili di vita, dall’oggi al domani, radicalmente diversi, di pari passo con le incertezze ed i timori per quanto potrebbe accadere a ciascuno di noi, nessuno escluso.
A questa delicata, quanto complessa, situazione dobbiamo adattarci prontamente, prestando una grande attenzione ai comportamenti da tenere, per noi stessi e per gli altri, a cominciare dalle fasce della popolazione più esposte alle conseguenze del possibile contagio da coronavirus.
Nell’editoriale che trovate nel numero in uscita di Montagne360 (aprile 2020), per la prima volta online e a disposizione di tutti, stante l’impossibilità segnalataci di provvedere a gran parte della distribuzione postale, oltre a raccontare l’esempio lodevole di Codogno, zona rossa della prima ora, informo tutti voi della sospensione temporanea, adottata sino dal 5 marzo, di tutte le assemblee sezionali, regionali e persino di quella nazionale, nonché delle attività che avrebbero comportato riunioni e la copresenza di persone, con riferimento anche a quelle in ambiente.
Si è trattato, come potrete intuire, di un provvedimento sofferto, quanto condiviso a tutti i livelli centrali, che è stato apprezzato dalle Sezioni e dai Direttivi, oltre che dalla Commissioni Tecniche e che, visto alla luce dell’oggi, è risultato corretto e tempestivo, benché già con la consapevolezza – sol che si consideri che il 31 gennaio la Presidenza del Consiglio dei ministri aveva dichiarato lo stato di emergenza per sei mesi – che ulteriori differimenti avrebbero dovuto essere adottati e molte attività sospese, in attesa di un ritorno alla normalità dai tempi lunghi.
In contemporanea e molto opportunamente i responsabili del nostro Soccorso alpino hanno avviato una campagna di generale sensibilizzazione perché si evitasse qualunque forma di attività in montagna, non solo per il pericolo di contrarre o diffondere il virus – comunque presente – quanto piuttosto per non coinvolgere i soccorritori volontari, in caso di incidente, a contatti dall’esito imprevedibile (molti sono gli operatori sanitari contagiati) e, ancor più, per non aggravare il carico delle strutture ospedaliere, già al limite del collasso, col rischio di compromettere, oltre all’altrui, anche la propria possibilità di cura.
Ecco perché abbiamo ricordato a tutti, soprattutto agli irriducibili, che “Le montagne sanno aspettare”, richiamando alla pazienza e alla rinunzia, qualità che ci hanno insegnato i più grandi alpinisti, a cominciare da Reinhold Messner che, ancora nelle recente favola di Layla, ha ribadito che “la rinunzia, non il consumo, è la chiave della felicità”.
Certo, abituati come eravamo – ma già non siamo e non potremo essere più – ad una quotidianità contrassegnata dal “tutto e subito”, con una commistione di perenne insoddisfazione e incapacità di attesa, con priorità spesso votate al dispendio di risorse, l’impatto sarà duro, ma offrirà l’occasione per ripensare e rivedere abitudini negative, anche perché, come osservava Michael Ende, “in questi anni siamo corsi così avanti che ora dobbiamo sostare per consentire alle nostre anime di raggiungerci”.
Non so dire se quanto sta accadendo sia paragonabile ad una guerra, anche se è certo che ci confrontiamo con un nemico, per quanto invisibile, ma credo che tutti noi e, quindi, il nostro Club alpino italiano, avremo un ruolo fondamentale nell’indirizzare il dopocoronavirus verso una effettiva attenzione ed un reale rispetto per la natura, la bellezza e, quindi, l’uomo.
E se l’oggi non è paragonabile a momenti come quelli vissuti nel 1939, quando fu modificato dall’alto l’art.12 dello Statuto, prevedendo che “i Soci…debbono esclusivamente appartenere alla razza ariana”, il “dopo” di questa pandemia dovrà comunque vederci animati dalla stessa determinazione dei nostri predecessori, così chiaramente espressa, nel 1944, dall’allora Reggente Guido Bertarelli: “La bufera che colpisce le nostre sezioni e i nostri rifugi è forte, tuttavia noi abbiamo un dovere evidente: mantenere salda la compagine e difenderla; poi si discuterà del meglio da fare. Stiamo tutti uniti e concordi: riprenderemo con vigore nuovo”.
Rispettiamoci ed aiutiamoci, quindi, oggi, perché il momento in cui riprendere appieno la vita e, con essa, le nostre attività ed iniziative arrivi il prima possibile.
E se avremo saputo “mantenere salda la compagine”, riconfermando la nostra appartenenza al Sodalizio, nonostante qualche contingente difficoltà nelle iscrizioni e nei rinnovi, saremo in grado di riprendere con ancor maggiore entusiasmo il nostro “Sentiero” e tornare, finalmente, alle nostre
montagne, riscoprendole, se possibile, ancora più belle di come le abbiamo lasciate.
E allora, care amiche e cari amici, con un rinnovato invito alla pazienza, non posso che raccomandarvi di avere cura di voi e dei vostri familiari, assicurando al CAI, appena possibile, la vostra preziosa appartenenza.
Arrivederci a presto.
Vincenzo Torti
Presidente Generale
Club Alpino Italiano

Il numero di aprile di Montagne 360 è consultabile online e scaricabile in formato pdf cliccando su il seguente link:

https://issuu.com/cai-clubalpinoitaliano/docs/montagne360-aprile2020

Written by